Dalle INFIORESCENZE delle piante femminili di
canapa, soprattutto della varietà indica, si ricava una resina
nota come hashish e marijuanna, ricca di cannabinolo.
Il termine arabo hashashin, che significa "bevitore di hashish"
è all'origine della parola "assassino". Gli hashashin erano i membri
di una setta che imponeva ai propri adepti l'obbligo di uccidere chiunque il capo
ordinasse loro. I crimini erano generalmente perpetrati sotto l'effetto allucinogeno
dell'hashish.
Nelle cosiddette "canne" il tabacco delle sigarette viene
mescolato all'hashish, che provoca euforia e, in dosi massicce, allucinazioni, disturbi
mentali e pazzia. Il consumo abituale di questa sostanza causa perdite di memoria e di
volontà e porta all'atrofia delle ghiandole sessuali, con effetti di sterilità e
impotenza.
L'unico impiego medicinale dell'hashish si ha
nella cura dei dolori nevralgici e reumatici, con
applicazioni esterne e frizioni locali eseguite con la tintura
alcolica ricavata dalle foglie e dai fiori. Poiché il cannabinolo, responsabile degli
effetti stupefacenti, può essere assorbito anche attraverso la pelle, se ne
sconsiglia l'uso, dal momento che in alternativa esistono altre piante
medicinali ugualmente efficaci senza essere tossiche.
Invece i frutti, chiamati CANAPUCCI o semi di
canapa, di cui vanno ghiotti gli uccelli e altri animali, non contengono cannabinolo.
Sotto forma di infuso, si utilizzano per far abbassare il tasso di colesterolo
nel sangue.