CARDO MARIANO
Silybum marianum

Descrizione
Pianta vigorosa, ricoperta di spine, alta fino a 2 m; le foglie, grandi e spinose, colpiscono l'attenzione per le macchie bianche diffuse lungo le nervature; le infiorescenze sono rosa o porpora e i frutti sono duri, grandi 6-7 mm e di colore scuro.

Dove si trova
Cresce spontaneo sui terreni asciutti e pietrosi ed è una pianta tipica del mediterraneo, che si è acclimatata anche in Gran Bretagna e in Nordamerica.

Le parti utilizzate
I frutti (semi), le foglie e la radice.

 

 

 

 

PREPARAZIONE E USO
Proprietà

I frutti del cardo mariano contengono una particolare sostanza che deriva dell'unione di un flavonoide (la taxifolina) con una molecola di tipo fenilpropanoide (l'alcol coniferilico) e che prende il nome di silimarina.

La SILIMARINA è capace di stimolare la rigenerazione delle cellule epatiche danneggiate da sostanze tossiche quali l'alcol etilico, il tetracloruro di carbonio o la falloidina, la sostanza contenuta nell'amanita falloide, il più tossico dei funghi. La silimarina stimola la sintesi delle proteine nelle cellule epatiche ed esercita anche un'importante azione antinfiammatoria sul mesenchima (tessuto fibroso di sostegno) del fegato.

Il cardo mariano è perciò particolarmente indicato nei seguenti casi:

1-Degenerazione grassa del fegato causata sia dall'alcol sia da altre sostanze tossiche.

2-Infiammazione del fegato causata dall'assunzione di farmaci come, per esempio, gli antinfiammatori, i tubercolostatici, gli anovulatori o gli psicofarmaci.

3-Intossicazioni causate da sostanze particolarmente tossiche per il fegato, come il tetracloruro di carbonio, gli insetticidi organofosforati o i funghi del genere Amanita (A. phalloides, A. verna, A. virosa).

4-Epatite virale acuta, epatite cronica, epatite alcolica (infiammazione del fegato causata dal consumo di bevande alcoliche).

5-Insufficienza e congestione epatica, con  o senza itterizia.

6-Cirrosi epatica.

Se la silimarina è in grado di stimolare la rigenerazione delle cellule epatiche, è però bene ricordare che, fino a oggi, né questa pianta, né nessun'altra cura si sono dimostrate in grado di guarire completamente la cirrosi, laddove si sia ormai prodotta la necrosi (morte o distruzione) delle cellule del fegato; tuttavia, anche nei casi più gravi, si può ottenere qualche miglioramento.

I FRUTTI cardo mariano e, in misura minore, le foglie e le radici, contengono anche altre sostanze attive (amine biogene, olio essenziale, albuminoidi e tannino), che potrebbero essere alla base dell'azione regolatrice del sistema neurovegetativo, deputato al controllo del tono dei vasi sanguigni. Il cardo mariano perciò si usa con successo in caso di:

7-Emicrania e nevralgia.

8-Esaurimento e astenia (affaticamento).

9-Cinetosi (nausea e vomito durante i viaggi): prendere una tazza di tisana prima di partire.

10-Reazioni allergiche: febbre da fieno, orticaria, asma.

METODI E DOSAGGI

USO INTERNO
In caso di degenerazione grassa del fegato. Infiammazione del fegato causata da farmaci. Intossicazioni da sostanze tossiche. Epatite virale acuta, cronica e alcolica. Insufficienza e congestione epatica ed infine cirrosi epatica.
Crudo - le foglie tenere e senza spine del cardo mariano si possono mangiare anche crude in insalata, proprio come fanno i beduini del Sahara, che le considerano un cibo prelibato.
Estratto essiccato - se ne assume da 0,5 a 1 g, 3 volte al giorno.

In caso di emicranie e nevralgie. Esaurimento e astenia. Cinetosi (nausea e vomito durante il viaggio). Reazioni allergiche.
Estratto essiccato - se ne assume da 0,5 a 1 g, 3 volte al giorno.